
Il collezionismo
ciclistico una brutta bestia
negli ultimi anni si è diffuso in modo considerevole; molti appassionati e collezionisti ruotano come satelliti attratti dal mondo delle due ruote. Biciclette estratte come ferro vecchio da cantine, maglie tarmate dal valore museale, libri e stampe e oggettistica che coinvolgono centinaia di appassionati d'Italia e non solo.
Le origini del
collezionismo
Facciamo un brevissimo viaggio nel tempo per andare a scoprire le origini del collezionismo.
Quando si parla di collezionismo si pensa ad una pratica piuttosto moderna. In realtà è un vero e proprio fenomeno antropologico e, in quanto tale, ha origini antichissime.
Si tratta di una pratica comune a quasi tutte le civiltà, dalla preistoria ai giorni nostri. L’uomo, da sempre in pratica, tende a radunare in raccolte più o meno definite, oggetti di varia natura. Dai corredi funerari risalenti già all’età del rame, fino ai primi oggetti d’arte dell’antica Grecia.
Le collezioni antiche avevano principalmente significati religiosi e venivano conservate in luoghi sacri come ad esempio i templi.
Fu nell’antica Roma che il collezionismo si consolidò e assunse un grande valore per i privati. Collezionare oggetti, per lo più facenti parte di bottini di guerra, era un modo per affermare il proprio potere.
Ci sono due aspetti che accomunano i collezionisti di tutte le epoche storiche. Il proprio piacere nel possedere collezioni di oggetti di valore da un lato, e il gusto di poterle mostrare agli altri per manifestare la propria grandezza dall’altro.
Come si capisce bene da queste poche righe, il collezionismo è da sempre parte integrante nell’esistenza di moltissime persone. Non è un caso che spesso si è collezionisti per sempre, per tutta la vita.
Annulli e francobolli
sono uno strumento celebrativo e rievocativo, oltre che capace di veicolare un'idea, che nel caso specifico di una nazione è spesso - o meglio dire è stata - un idea politica. Tra gli stati che con maggior convinzione hanno legato il mondo dello sport, e in particolare il ciclismo, al credo politico, figurano quelli del defunto blocco comunista.
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Calendarietti da barbiere
nacquero come veicolo pubblicitario principalmente di profumi e saponi, e venivano regalati dai barbieri da uomo e in alcune profumerie. I fogli erano tenuti insieme da un cordoncino di seta; venivano regalati in bustine trasparenti di carta velina profumata d’essenze penetranti.
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Giochi da tavolo sul ciclismo
mantenendo il loro posto integrale nella cultura umana.
l’evoluzione dei giochi da tavolo e da salotto è uno specchio della civiltà umana, che riflette il nostro progresso sociale, culturale e tecnologico. Dalle antiche tavole intagliate nel legno o nella pietra agli schermi digitali che ospitano giochi interattivi e moderni, questi giochi hanno trasceso il tempo e lo spazio, continuando a riunire le persone nello spirito della strategia, della casualità e del divertimento. Con il progresso, è certo che questi giochi continueranno a evolversi, mantenendo il loro posto integrale nella cultura umana.
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Figurine sul ciclismo
ricordi d'infanzia
sfidando una accusa di blasfemia, potremmo dire che la prima “figurina” di bicicletta ci arriva dalla fine del 1400. Nel Codice Atlantico (foglio 133v) di Leonardo da Vinci. In Italia le prime figurine sono state prodotte negli anni 20 del secolo scorso con la celebre collezione Cicogna.
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Cartoline tematiche sul ciclismo
saluti da ....
l’idea di “cartolina” risale ad Henrich von Stephan, alto funzionario delle Poste prussiane che nel 1865 propose l’introduzione del “postblatt”, il foglio di posta aperto, da poter spedire senza busta e a tariffa ridotta, ma la sua idea non fu accolta. Dopo pochi anni però, precisamente il primo ottobre del 1869, le poste dell’Impero Austro - Ungarico emisero la Correspondenz - Karte, ovvero la prima cartolina al mondo, “inventata” dall’economista
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Giornali sul ciclismo
fine 800 al 1980
Il colore nero fin da sempre è stato predominante nel ciclismo.
Spesso i ciclisti eroici usavano mettere una calzamaglia chiara sotto i tradizionali pantaloncini in lana (fig. 1) allo scopo di proteggersi dal freddo e dal fango.
Negli anni venti le squadre iniziarono a ricamare i marchi anche sui pantaloncini (fig. 2).
Nel corso degli anni tutte le squadre adottarono tale schema che venne usato fino agli anni settanta.
Nuovi sponsor e nuove visioni di marketing fecero poi introdurre la scritta orizzontale (fig. 3),
maggiormente visibile lateralmente.
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Fotografie sul ciclismo
un racconto senza parole
la fotografia è nata nel 1826 con la "Veduta della finestra a Le Gras" ad opera di Joseph Nicéphore Niépce. La storia della fotografia descrive le vicende che portarono alla realizzazione di uno strumento capace di registrare il mondo e di catturare un momento preciso grazie all'effetto della luce e della messa in luce di problemi relativi al concetto di osservazione istantanea, utilizzando l'idea di realizzare il divenire di una forma in immagine
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Medaglie targhe e trofei sul ciclismo
gioie e dolori
coniati ed emessi da privati o stati per scopi commemorativi e celebrativi.
(Questi cimeli sportivi seguirono l'evolversi dello stile nell'arte Liberty - Ventennio - realizzate in oro, argento, bronzo, loro leghe o metalli simili meno pregiati) sono il classico premio delle competizioni sportive e non sportive.
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Insegne smaltate e cartonati sul ciclismo
pubblicità
la storia delle insegne comincia già dagli inizi del ‘900 quando le botteghe cominciavano ad installare sui loro ingressi grossi cartelli decorati a mano. E' la comunicazione usata dalle imprese, attraverso varie modalità, per creare consenso intorno alla propria immagine, con l'obiettivo di conseguire i propri obiettivi di marketing
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Orologeria sul ciclismo
tic o tac
gli orologi da polso fecero la loro comparsa alla fine del XIX secolo, ma fu solo all’inizio del XX secolo che divennero veramente popolari. Prima di allora, gli orologi da tasca dominavano il panorama orologiero..
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Musica sul ciclismo
Prima della grande guerra i corridori usavano portare una borsa in cuoio o in tela attaccata al manubrio contenente due bottiglie. Dopo la guerra vennero introdotte le borracce in metallo con tappo in sughero. I portaborracce non erano che cestello a gabbietta in metallo piegato o saldato. Negli anni 40 il portaborracce cambia forma e venne introdotta la chiusura a molla. A fine anni 40 molti ciclisti iniziarono a usare il portaborraccia singolo al manubrio ed un altro al telaio a metà anni 50 furono prodotte le prime borracce in plastica. Verso il 1963/64 venne definitivamente tolta dal manubrio la borraccia per prendere posto sul tubo obliquo.
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Cappellini
Dai berretti inglesi in lana o in tela di derivazione marinaia utilizzati nel primo secolo, si passò ai cappellini rotondi a spicchi colorati e tesa media degli anni 20 e 30, fino alle versioni più leggere con tesa carta tipici degli anni 40 e 50, rimasti praticamente inalterati fino ai giorni nostri.
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Gomme e tubolari
Nelle corse su strada vennero usati i copertoni fino alla prima metà degli anni 30 poi tutti iniziarono ad usare i tubolari. Esistevano tubolari ideati in precedenza ma non erano considerati molto efficaci per via delle strade. La camera d'aria veniva portata a tracolla mentre il copertone di solito era legato sotto la sella. I tubolari vennero portati a tracolla fino a metà anni 50 circa. In alcune tappe di montagna dove le auto faticavano a seguire bene la corsa alcuni ciclisti preferivano portarseli ancora a tracolla.
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Dettagli







































































